L’antico duomo di S. Angelo a Terlizzi

22 gennaio 1258

In questa data fu consacrata la fabrica Sancti Angeli voluta a tutti i costi dall’arciprete Guarano e dal luogoteta del regno Andrea Da Bari.
La fabrica sorgeva e inglobava la “primitiva ecclesia mater” costruita nel 1073. Per la costruzione furono chiamate le migliori maestranze, tra tutti Anseramo da Trani che ne realizzò il portale d’ingresso e “quel Gualtierius magister comacenus habitator civitatis Trani” noto per aver realizzato l’altare maggiore e il ciborio della cattedrale di Bitonto e l’ambone nel duomo di Bari.

E come sempre accade, l’arciprete non poté vedere la conclusione dei lavori perché, stando ad un carteggio, l’ultima sovvenzione pro fabrica è datata 13 febbraio 1287, ben trent’anni dopo.

” Nella originaria purezza delle sue linee architettoniche e decorative – scrive don Gaetano Valente – si presentava perfettamente allineata agli stilemi figurativi del Romanico Pugliese, sebbene con alcune proprie caratteristiche attribuite all’influenza del Gotico. È quanto si deduce dall’attenta lettura degli atti delle visite pastorali che consentono altresì di seguire passo passo le vicissitudini e le continue innovazioni cui andò incontro in cinque secoli precisi della sua storia. “

 L’immagine, qui di fianco, ci mostra come doveva mostrarsi alla vista l’antico duomo della città. Si intravede anche il castello.

Lo schizzo realizzato nel 1973 dal prof. Pietro Tempesta che, per la realizzazione si consultò con don Gaetano Valente e i suoi scritti, restituisce l’immagine più verosimile dell’antico duomo.

 Cinquecento anni dopo, a causa di una secolare disputa cittadina tra il potere ecclesiale e quello reale, la notte del 2 dicembre 1782 “una ciurma tra i più esagitati, armati di scale e picconi, salirono sui tetti e diedero inizio allo smantellamento di quello scrigno di arte e storia, quale era appunto l’antico duomo di Terlizzi”. La prima pietra di quella che è l’attuale duomo, in stile neoclassico, fu posta il 9 marzo 1783.

[the_ad id=”1849″]Osservando il portale, attraverso la ricostruzione di Tempesta, si scorgono due leoni che precedono l’ingresso. Con molta probabilità si tratta dei due leoni ritratti nella foto di Sabino Vendola, scattata al Victoria e Albert Museum di Londra.  Sembra “Kazzenger“, una fantasia o un mero esercizio campanilistico. ma… Approfondendo e sulla base di ricerche svolte presso la British Library e il museo stesso, si può dire con certezza che quei leoni furono donati a Horatio Nelson (il famoso ammiraglio Nelson della battaglia di Trafalgar contro Napoleone) da Lady Emma Hemilton (compagna di Nelson durante e dopo la sua permanenza a Napoli e allieva di Millico sul finire del Settecento). A sua volta acquistati da un mercante napoletano e recuperati in una non precisata città nelle vicinanze di Bitonto.

Eventi e date si incastrano alla perfezione. Il duomo di S. Angelo viene distrutto a fine 1782.

I materiali usati per la costruzione e le sue preziose rifiniture vengono venduti, depredati e riutilizzati. Infatti non è raro incontrare resti del vecchio duomo nel centro storico di Terlizzi. I leoni vengono acquistati dal mercante napoletano e portati sulla piazza di Napoli e comprati da Lady Hamilton. Forse in questa scelta Millico avrebbe potuto avere un ruolo nell’influenzare l’acquisto.

 Emma dona i leoni all’amato Nelson durante la sua permanenza a Napoli (dal 1793 – per sedare le rivolte della Repubblica Partenopea – fino ai primi anni dell’800). Poi Lady Hamilton e Horatio Nelson tornano a Londra e, alla morte dell’ammiraglio (1805) vengono donati alla corona inglese. Nel 1852, parti delle collezioni della corona (tra cui i leoni) e alcune tra e attrazioni più belle della prima esposizione universale a Londra (1851), diedero vita al Museum of Ornamental Art. Successivamente (1909) ribattezzato come Victoria e Albert Museum.

 L’unica incognita è quel mercante napoletano. Secondo il Victoria e Albert Museum Lady Hamilton acquistò i leoni da un mercante napoletano. Le chartas terlizzesi attestano che, nel reperire fondi per la costruzione del nuovo duomo, alcuni imprecisati oggetti di pregio furono venduti anche a mercanti napoletani.

a cura di Luigi Vendola