L’Edificio Scolastico di Luigi Vendola

Durante tutta la sua storia Terlizzi non ha mai avuto un luogo pensato e costruito per essere una scuola, infatti il primo edificio cittadino costruito per questa funzione è stato quello che oggi ospita la scuola intitolata al sacerdote don Pietro Pappagallo. Se si ricostruisce la storia cittadina, si può affermare con certezza che fino al 1769 l’istruzione non è mai stata tra le priorità di chi ha governato la città. Infatti è in quella data che da Napoli arriva un Regio assenso per l’apertura di scuole pubbliche, ma bisognerà aspettare fino al 1808 per vedere la nascita delle prime classi, quattro maschili e tre femminili negli ex locali dei Padri Minori osservanti.

 

Dopo l’Unità d’Italia altri luoghi della città furono utilizzati per ospitare alcune classi. Nel 1868 alcune stanze delle Clarisse e di palazzo Spada furono prestate all’istruzione. Nel 1878, grazie alla cessione al Comune dei locali del Seminario si creò il primo polo didattico cittadino, concentrando in un unico luogo non solo l’istruzione pubblica ma anche quella teologica.

 

Con l’arrivo del Novecento le esigenze cittadine cambiarono e la scuola, sia come luogo fisico che come istituzione, necessitava di spazi più grandi e più appropriati. Fu così che nel 1902 l’amministrazione comunale si espresse in favore della costruzione di un edificio nuovo, prima si pensò di erigerlo nelle vicinanze della stazione, poi in via Sarcone nel 1907 ed infine nel 1910 finalmente dalle parole si passò ai fatti grazie ad un progetto dell’ing. Marco Amendolagine. I lavori però non cominciarono subito, infatti solo nel 1924 ci fu la posa della prima pietra in via Roma, lavori interminabili che solo dopo più di dieci anni riuscirono a dotare la città di una scuola in piena regola. Era il 1935 e alla direttrice scolastica Francesca Pansini furono consegnate le chiavi della struttura. Mentre il 25 novembre del 1957, dopo la richiesta presentata dagli insegnati, la scuola viene intitolata a uno dei due martiri terlizzesi ammazzati nell’eccidio della Fosse Ardeatine: il sacerdote don Pietro Pappagallo.

La foto in bianco e nero risalente ai primi anni Cinquanta ci mostra quello che, a detta di chi a frequentato l’istituto in quegli anni, rappresentava l’ingresso maschile mentre le lezioni si svolgevano addirittura nei piani interrati a causa del sovraffollamento della struttura. Va da se che l’ingresso femminile fosse ubicato dall’altro lato dell’edifico sempre su via Roma (angolo via Nazario Sauro). Forse ai più giovani una divisione di genere delle classi può sembrare qualcosa di arcaico ma in Italia, fino alla seconda metà degli anni Sessanta, una scuola formata da classi “maschili” e “femminili” era la norma.

 

Osservando meglio la foto si possono notare alcuni cancelli e muretti a protezione degli ingressi dell’edificio, strutture che nella foto scattata da Sabino Vendola (a dicembre del lo scorso anno, ndr) non si notano più e che nel corso del tempo sono state abbattute e sostituite con una ampia scalinata percorsa da corrimano. Anche le piante che costeggiano l’Edificio Scolastico sono cresciute fino a superare il primo livello dell’edificio e oggi, la Scuola Pappagallo appare imponente quasi a ergersi in tutto il suo splendore a tempio dell’istruzione, e questo lo si deve al lungo restauro che l’ha vista sfuggire all’abbandono in cui versava prima degli anni Duemila.

 

Come un monito dal passato, quasi a irridere la Terlizzi di oggi e i suoi amministratori, spuntano due biciclette che sfrecciano su via Roma ricordandoci, a mo’ di sberleffo, che lì una volta e non molto tempo fa c’era una pista ciclabile.